domenica 22 aprile 2012

Costruire la propria azione come una dimostrazione


“Come si può verificare una frase? Essenzialmente a partire dagli atti che ognuno compie (…) bisogna organizzare i propri atti come una prova“

Ai bordi del politico (1990)  - Jacques Rancière

mercoledì 18 aprile 2012

I veri cattivi


Non vivo su Marte e nemmeno in Polinesia. Ma quando sono uscito dal cinema dove ho visto “Diaz” ci ho messo una mezzorata, come scriverebbe Camilleri, a riprendermi. Perché la forza dell’immagine è tale da portare lo spettatore a un livello di coscienza molto superiore rispetto a quello cui la semplice conoscenza di un determinato evento può arrivare. Sapevo e so bene cosa è successo a Genova: ma vederlo messo in scena con tanta neorealistica violenza è ancora un’altra cosa.
“Diaz” andrebbe mostrato nelle scuole, nei cinema, nei circoli e nelle piazze e dove volete voi: per mostrare come una città italiana possa trasformarsi di punto in bianco in Santiago del Cile. E’ successo una volta e potrebbe succedere ancora visto che i vertici della Polizia che quella mattanza decisero prima e difesero dopo sono ancora al loro posto. E visto che “servitori dello Stato” di tal fatta li avevano già resi dei paradigmi viventi Elio Petri e Gian Maria Volontè in “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto”: l’analogia fra la sequenza dell’irruzione alla Diaz e quella della retata nel film di Petri sono impressionanti.
“Repressione è il nostro vaccino, Repressione è civiltà” urlava Volontè fresco di promozione ai suoi sottoposti.
Quel film è datato 1970: 31 anni prima del G8 e 41 anni prima del film di Vicari.
E’ successo, può succedere ancora.

Ma mentre in quel film il sistema che proteggeva se stesso e i propri servitori era palese, pur nella caratterizzazione dei ruoli (il finale con Volontè reo confesso che come in un incubo vede i suoi superiori rifiutare la sua confessione) in “Diaz” quasi non c’è.
Esci dal cinema suonato dal rumore dell’elicottero e dal pensiero che questi sarebbero stati capaci pure di caricare dei ragazzi su un aereo e buttarli a mare come nell’Argentina di Videla e al contempo ti domandi: forse che i massacratori della Diaz e i torturatori di Bolzaneto arrivavano loro da Marte o dalla Polinesia? Chi decise di spedirli drogati di adrenalina e forse non solo a massacrare persone inermi?
Quali politici avvallarono prima la scelta e coprirono dopo i responsabili? Che ruolo ebbe quello stesso Fini che anni dopo si sarebbe accollato, pure con dei meriti, il ruolo di difensore della dignità dello Stato? O meglio: di quale Stato era rappresentante allora quando era vicepresidente del Consiglio?
Di tutto ciò nel film non c’è traccia.
“Diaz” è un film duro, meritorio ed efficace ma scolastico e limitato. Come del resto Agnoletto ha sottolineato sul Fatto di oggi. Ci sarebbero voluti Petri e Volontè per farne un film politico.
E di quel film (anzi: di tanti di quei film) abbiamo e avremo disperato bisogno.

In “Diaz” mancano i veri cattivi (Il Fatto Quotidiano - Aprile 2012) - Piero Valesio 





* La foto di copertina "Ragazza e carabinieri" (Roma, 1977) è di Tano D'Amico

mercoledì 21 marzo 2012

L'ottimismo, ma anche no


Oggi è' morto uno sceneggiatore di una certa età e a me personalmente i necrologi non piacciono, ancor meno su un blog.
Però in quest'occasione, a rischio di essere retorico, mi va di ricordare che se ne va un altro pezzo di questo paese scombinato, che la gente conosce solo per una brutta pubblicità e che invece ha sceneggiato capolavori come "La decima vittima", "L'avventura" , "Blow up" e "Amarcord". 
Posto questa scena presa da un bel film di Rosi, ma per una volta, avevo solo l'imbarazzo della scelta...


martedì 20 marzo 2012

Il tanfo dell'intolleranza


"Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria. La peste si è spenta, ma l'infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. (...) ...il disconoscimento della solidarietà umana, l'indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l'abdicazione dell'intelletto e del senso morale davanti al principio d'autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un'idea. "

giovedì 15 marzo 2012

L'aiuto regista di "Scusate il ritardo"...

"Ho ancora bisogno di una tua parola, Davide, di un tuo sguardo, di un tuo gesto. 
Ma poi all'improvviso sento i tuoi gesti nei miei, ti riconosco nelle mie parole. 
Tutti quelli che se ne vanno, ti lasciano sempre addosso un po' di sé. 
È questo il segreto della memoria? Se è così allora mi sento più sicura, perché so che non sarò mai sola." 

La finestra di fronte (2003) - Ferzan Ozpetek